Hotel Principe di Savoia - Hotel simbolo di Milano

Nel 1927, anno in cui il Principe inaugura con il nome di Principe e Savoia, Milano si è già conquistata la reputazione di centro economico del Paese. Così, che il luogo scelto per costruire l’Hotel fosse un’anonima Piazza Fiume, lontano da quel centro che ne era il punto nevralgico, fu una scelta incomprensibile a molti; in realtà, benchè i milanesi di più stretta osservanza fossero convinti che tutto ciò che contava si trovasse tra il Duomo e Piazza della Scala, il fatto che quella piazza, ieri come oggi, fronteggiasse la facciata stile 19emo secolo della Stazione Centrale la rese il luogo migliore per il soggiorno di uomini d’affari.

Il Principe e Savoia venne costruito da una piccola impresa chiamata S.A. Acquisto ed Esercizio Alberghi Savoia che si affidò al progetto realizzato da Cesare Tenca, promettente architetto milanese.

L’ubicazione dell’Hotel venne decisa in base ad alcuni ragionevoli criteri: la discreta presenza del verde; La vicinanza della stazione ferroviaria; La facilità ed i tempi brevi in cui si poteva raggiungere il centro, La Scala (il Teatro d’Opera più famoso del mondo, nonchè luogo d’incontro più importante di Milano), in cui Arturo Toscanini diresse fino al 1928, era a meno di dieci minuti di distanza in carrozza. Infine, fu determinante la vicinanza alla zona industriale della città, in quanto l’Hotel venne originariamente concepito per rivolgersi agli uomini d’affari in viaggio per lavoro.

Esiste una prova molto convincente del genere di ospiti che il nuovo albergo si aspettava, al momento della sua apertura.Il giorno dell’inaugurazione, il 6 aprile 1927, a parte le note di cronaca che apparvero su tutti i giornali, per la grande inserzione pubblicitaria, a pagina piena, fu scelto “Il Sole”, il giornale che dava le quotazioni di borsa e quelle delle merci, l’andamento dei prezzi all’ingrosso e al minuto, e rifletteva tutti gli aspetti della vita economica della città, inserita in un contesto nazionale ed internazionale. Sarebbe come, oggi, scegliere Il Wall Street Journal o il Financial Times, il New York Times o il Times di Londra per pubblicizzare un hotel. E anche il testo dell’inserzione è sintomatico: molto spazio è dato ad un’indicazione puntigliosa dei prezzi delle stanze. Come fa chi sa di rivolgersi a gente abituata a non tirare sul centesimo, ma a fare bene i propri conti. Anche il “telefono diretto in tutte le camere”, che allora era una novità, non presupponeva conversazioni mondane, ma rapidi colloqui d’affari. Che le cene “tutte le sere dalle 20 alle 23” fossero allietate da un concerto di musica classica, non guastava. Anzi, accresceva prestigio e autorevolezza a chi avesse ospiti a tavola per definire i particolari di un contratto quasi pronto per la firma.

Le cose andarono ancora meglio delle previsioni. Gli ospiti, fin dai giorni dell’inaugurazione e poi lungo tutti gli anni Trenta, furono imprenditori e commercianti di statura e di interessi internazionali. Ma subito, attratti dalla novità dell’albergo, dall’idea di soggiorno tranquillo offerta dal verde che circondava il palazzo, da “tutti i comfort immaginabili e possibili” che la pubblicità prometteva, arrivarono anche sovrani, regine, principi esotici, celebrità dell’arte e della letteratura. I quali fecero presto ad accorgersi che il Teatro alla Scala si poteva raggiungere dall’albergo in meno di dieci minuti di carrozza.

Tra gli ospiti del nuovo albergo milanese la leggenda colloca anche Gabriele D’Annunzio. E, negli anni prima e dopo la seconda guerra mondiale, si iscrivono nomi che eravamo abituati ad incontrare altrove. Dal Duca di Windsor a Erich Maria Remarque, da Charlie Chaplin a Josephine Baker, dall’Aga Khan ad Aristotele Onassis, da Evita Peron a Maria Callas.Tanto che la fama dell’hotel milanese si diffonde nel mondo accanto a quella dei luoghi d’incontro più rinomati per i personaggi che fanno notizia.

In anni già molto vicini a noi, una rivista americana molto qualificata sui temi del turismo scrisse: “Il Principe di Savoia è una sorta di circolo privato sia per l’aristocrazia del denaro che per quella dei grandi nomi. Se volete avere l’occasione di vedere Gianni Agnelli e sua moglie Marella assieme a Henry Ford e David Rockfeller, oppure Elizabeth Taylor, Rodolf Nureyev, il Principe di Monaco e i Visconti di Modrone che prendono un aperitivo insieme fate una capatina al bar del Principe di Savoia, a Milano”.

 

La Grande Depressione degli anni ’30 fu un periodo difficile per molte imprese, inclusa la S.A. Acquisto ed Esercizio Alberghi Savoia. Nel 1938, l’azienda venne incorporata nella Cigahotels: questo fatto segnò l’inizio dell’internazionalità del Principe, nonchè una svolta decisiva per Ciga. Si cominciava infatti a definire un nuovo concetto dell’attività alberghiera nei programmi Cigahotels, qualche cosa che allora, per chi fondava la propria immagine su alberghi come il Danieli e il Gritti di Venezia, secondo le parole dell’ex Direttore Generale dell’albergo Paolo Guarneri aveva “un sapore rivoluzionario: separare l’idea dell’ospitalità da quella della vacanza, operare in una città che non pareva avere la vacanza tra le sue vocazioni”. I cambiamenti politici ed economici provocati dalla Seconda Guerra Mondiale ebbero un’influenza decisiva su Milano. Il Principe di Savoia divenne un luogo di ritrovo per i tedeschi e più tardi per gli americani; dal dopoguerra in poi, i confini della città vennero ridisegnati. La periferia divenne centro e si aprirono nuove grandi strade. Gli stabilimenti industriali portarono i loro fumi più lontano. Le fattorie si spostarono verso i sobborghi e i loro dintorni. La Stazione Centrale, danneggiata durante la guerra, venne ricostruita su quello che è oggi il lato nord di Piazza Della Repubblica.

Dopo il 1950 il Principe, non troppo danneggiato dagli eventi bellici, si rinnova e si amplia. Due nuove ali, chiamate Principe Rosso e Metallico, si aprirono tra il 1956 e il 1957; terminata l’opera di rinnovamento, viene acquisito in gestione dalla Cigahotels, che deciderà di rinominare l’Hotel in PRINCIPE DI SAVOIA nel 1980; questo cambio si deve al fatto che “Principe di Savoia” è il modo corretto di rifersi alla famiglia reale italiana, anzichè Principe e Savoia. Un altro cambio importante si verifica nel 2003 quando il Dorchester Group, compagnia interamente controllata dalla Brunei Investment Agency, acquisisce l’Hotel Principe di Savoia. I nuovi proprietari si pongono come obiettivo il mantenimento della posizione leader concquistata dall’Hotel all’interno del panorama milanese; obiettivo, questo, visibile in ogni elemento dell’albergo, nel design degli interni e nel ridisegnamento delle camere e delle aree comuni, nell’elevato numero di suite presenti, nella sofisticata spa e centro benessere dotata di piscina, nell’attrezzatissimo Business Centre e nelll’impiego delle tecnologie più all’avanguardia come il collegamento internet WiFi e la televisione interattiva.

Il servizio è naturalmente impeccabile, in quanto lo staff dell’Hotel si avvale di un’ottima preparazione e vanta numerose esperienze con clientela “esigente”. Questi elevati standard di servizio e stile sono senza dubbio appropriati ad una città che è da sempre la capitale italiana di finanza, moda, media, fashion e design. La più meridionale delle capitali d’Europa, ma anche la più settentrionale delle grandi città mediterranee, Milano è inoltre centro internazionale di conferenze, congressi, eventi scientifici, manifestazioni mondane. Avvenimenti in cui l’albergo ècostantemente coinvolto, quando non è addirittura protagonista. Oggi come ieri deve soprattutto allo stile dei ricevimenti la sua insostituibile “collocazione” in città. E ciò grazie al perfetto cerimoniale imposto dalla tradizione.